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Roma 28 febbraio 2013
TERREMOTO ELETTORALE
Scrivo per condividere e suggerire due articoli pubblicati da La Repubblica il 27 feb. sulla stessa pagina 41 ( anche se iniziati in Prima Pagina ) : uno è "La sedia vacante" di Ezio Mauro e l’altro "La pentola scoperchiata" di Barbara Spinelli Io li sottoscriverei entrambi perché mi ritrovo pienamente nell’analisi della situazione e delle potenzialità di una difficile ma possibile relazione ibrida fra Bersani e Grillo. In queste ore purtroppo Grillo sta reagendo male alle aperture forti del Pd e di Bersani in particolare, ma spero riescano a comunicare e trovare a poco a poco delle soluzioni almeno per sperimentare. So che il terremoto elettorale sta provocando in molti di noi una vera depressione e molta angoscia per l’Italia e per le proprie vite future. Io invece, e forse da solito ingenuo, sto reagendo proprio istintivamente ma anche razionalmente con meno pessimismo e molta speranza- illusione ( ? ) che il successone del Mov 5 stelle ( che non ho votato ma osservo con molta attenzione da anni ) possa essere salutare per l’Italia se tutta la Sinistra saprà rimettersi in gioco con nuove energie e capacità di autocritica e autoanalisi per entrare più in sintonia con i tempi. Nel “Giornalino” di M5S con il Programma elettorale ci si rende conto che il livello di approfondimento tema per tema è di gran lunga superiore a quelli ufficiali ( siti internet ) dello stesso PD e di SEL !! Altro che pura protesta e populismo spicciolo! E il paradosso è che almeno il 70 % e più di questo Programma politico è molto vicino ( ma più articolato ) a quelli di gran parte della Sinistra italiana, più o meno radicale. Insomma proviamo a reagire con più elasticità, curiosità, resilienza ! Gianguido
Visita il sito della nostra associazione interetnica italiana www.mondita.it
Visita il sito del Progetto multimediale CORTISSIMA STORIADITALIA : www.cortissimastoriaditalia.it
Visita la Rivista on line italo-africana www.assaman.info di Pap Khouma e Gianguido Palumbo
Roma 5 ottobre 2011
2011 dall’Africa all’America : un nuovo ’68 ?
L’Africa, dopo aver partorito l’Umanità qualche milione di anni fa, ha concepito
una “nuova creatura” in movimento che potrebbe provocare una svolta lenta ma
decisa sul corso della globalizzazione in crisi. Il ’68, quarantatre anni fa, è
stato un grande movimento socioculturale che in realtà era iniziato qualche anno
prima in America del nord fra i giovani delle università più radicali a partire
dal rifiuto della Guerra. Contagiò giovani studenti e poi operai e intellettuali
e artisti europei, in particolare francesi, tedeschi e italiani e via via in
qualche modo tutto il mondo. Il “Duemilaundici”
è un movimento che è nato nella "tranquilla" Tunisia e poche settimane dopo in
Egitto e in altri paesi NordAfricani ed ancora in altri mediorientali per poi
contagiare in pochi mesi l’Europa e ultimamente, in questi giorni anche
l’America, con decine di città coinvolte a partire proprio da NewYork.
Dall’Africa all’America attraverso l’Europa.
E’ nato e sta crescendo un “Nuovo Sessantotto” ? Credo di si, con tutte le
differenze storiche inevitabili ma con la stessa forza progressiva di ribellione
e di rigenerazione culturale, sociale e politica. La seconda grande differenza
con il ’68 è che questo Movimento DUEMILAUNDICI
è nato da una sotterranea e fondamentale comunanza che anni fa si sarebbe
chiamata “strutturale” : la ribellione alle condizioni materiali di vita, alle
relative povertà insopportabili abbinate alla mancanza di libertà, di democrazie
vere, alla mancanza di “futuro”. La crisi economica internazionale attuale si
basa sulla supremazia della Finanza dominante, sulla supina acquiescenza della
“Politica”, dei Governi e non solo delle Dittature. La crisi economica è
terribilmente connessa alla crisi ambientale, alla crisi della “politica”
tradizionale e dei sistemi istituzionali, alla crisi degli equilibri
internazionali e delle aumentate disuguaglianze mondiali.
Insomma un “Nuovo ‘68” vede milioni di giovani africani, arabi, europei,
americani e in parte anche asiatici, innanzi tutto ribellarsi in modo fisico con
i propri corpi assieme nelle strade
e nelle piazze vere e contemporaneamente nello spazio virtuale della rete che ne
è la prima connessione e comunicazione istantanea e trasversale. Fisicità piena
( come 40 anni fa ) mescolata con la virtualità piena e diffusa che non è la sua
alternativa, checché ne dicano i teorici della vuotezza dei social network.
Il
Duemilaundici, nuovo ’68, a 10
anni simbolici dall’altro terremoto mondiale del 2001 con l’attacco alle Torri
di NY, sembra davvero crescere diffondersi e dilagare con alcune costanti
simboliche, altre molto concrete materiali e sociopolitiche culturali.
Ancora, e inevitabilmente: i “Giovani”, così bistrattati negli ultimi decenni
almeno in Occidente; la “Libertà” , così giocata impunemente e tradita da slogan
e falsi ideologici; la “Democrazia”, così spesso dimenticata nelle sue
fondamentali accezioni contemporanee; la “Povertà”, così banalizzata anche dagli
obiettivi ONU del “Millennium” e così resa miserevole nella sua estremizzazione
quasi esotica mentre cresceva a vista d’occhio accanto a tutti noi ovunque; e
soprattutto l’ ”Ingiustizia” così esplosiva e sfrontata nella sua mescolanza con
le mille forme dello sfruttamento umano ed economico, nella sua origine sia
mercantile distorta sia criminale ed illegale sia purtroppo anche nella sua
articolazione della gestione dei mille poteri micro e macro ( come già
analizzava M. Fucoult negli anni settanta ). Forse la vera nascita di questo
Movimento è da porsi nelle prime contestazioni NoGlobal e nei primi Forum
Sociali mondiali e continentali, anche se quel filone di movimento si era auto
ghettizzato troppo e non era risuscito, in oltre 10 anni, a contaminare davvero
le società dei diversi paesi. Il
merito storico della popolazione tunisina, e non solo dei giovani, è
stato quello di reagire ad una accumulazione decennale di soprusi, di freni, di
angherie, di furbizie, con manifestazioni di radicale essenzialità, tenacia,
trasversalità, quasi prepolitiche : pane, dignità, giustizia, democrazia.
Dalla Tunisia al Belgio ( mesi fa 100.000 in piazza spinti da soli 5 ragazzi ),
dall’Egitto alla Spagna, dall’Islanda all'Italia, dalla Siria all’America, le
parole forti sono state e sono basilari :
Basta, Vergogna, Andatevene, Noi non paghiamo. Ma la ribellione, le
proteste, i movimenti non si fermano al rifiuto e cercano di elaborare proposte
e richieste, pur con difficoltà e non dovunque con la stessa efficacia e
maturità. In alcuni casi come la Tunisia e l’Egitto la ribellione ha portato
addirittura alla caduta di regimi decennali, in altri più controversi e
complessi come la Libia e la Siria sta vivendo una fase molto problematica dagli
esiti incerti, in altri ancora come la nostra stessa Italia non è ancora chiaro
e possibile prevederne gli effetti.
Il prossimo 15 ottobre in tutta Europa è prevista una giornata internazionale di
mobilitazione e manifestazioni.
Il nuovissimo movimento americano “Occupy
Wall Street” in crescita, ha proposto anche un appuntamento di protesta in
coincidenza del summit dei Grandi Paesi del Mondo, il G20, previsto in Francia a
Cannes i prossimi 3-4 novembre.
Dall’Africa all’America, e non viceversa, i giovani del mondo stanno muovendosi
ancora finalmente. Speriamo che grazie a loro il mondo migliori.
Roma 12 luglio 2011
Sono stato a Siena sabato e
domenica dall’inizio alla fine dell’incontro delle donne italiane di “Se non ora
quando?”. Ero uno dei 100 uomini presenti ( li ho contati uno più uno meno,
esclusi i giornalisti e i tecnici ). E’ stata una esperienza intensa, molto
interessante, bella, anche per me. Conoscevo alcune delle organizzatrici e quasi
tutto il gruppo delle veneziane, avendo vissuto 30 anni in quella città. Sono
andato convinto che mi avrebbe fatto bene e così è stato. Mi ha dato ancora più
fiducia sia in questa Italia in movimento sia nelle donne promotrici e
partecipanti, sia nelle idee e nelle attività che sto facendo da anni, in un
misto indistinguibile fra la mia vita e il mio lavoro, fra scrittura di
articoli, libri, siti, pagine in rete, progetti ed iniziative legate alla
cooperazione internazionale, alle migrazioni e la multietnicità.
Il momento più forte e
significativo delle giornate di Siena, nella sua essenziale capacità di
comunicare, è stato il ballo finale sul palco delle promotrici, di ogni età,
trascinate dalla bellissima canzone di Patti Smith “ People have the power”, che
nel titolo indica una possibilità e una necessità.
Già a Roma in Piazza del Popolo il 13
febbraio mi aveva colpito questo momento liberatorio e coinvolgente del ballo
vero, scatenato, di corpi di donne ventenni, trentenni…. ed anche settantenni,
che dopo aver parlato, ragionato alto, proposto, lavorato, hanno espresso la
loro forza, la loro gioia ed energia ballando : noi uomini non lo facciamo quasi
mai e men che mai lo faremmo alla fine di un incontro politico nazionale al
centro di un palco davanti a centinaia o migliaia di altre persone.
Tutte le 24 ore quasi
consecutive, dalle 12.30 di sabato alle 13 di domenica 9 e 10 luglio a Siena,
sono state comunque significative per la varietà di interventi, testimonianze,
analisi e proposte fatte da donne veramente tanto diverse fra loro per età
storia, formazione, provenienza, ruolo, comprese le attrici, le musiciste, le
artiste.
I momenti più strani li ho
vissuti io nel sentirmi guardato e vissuto come “estraneo” come “altro” e al
massimo accettato come osservatore o compagno-marito di una delle donne presenti
o appunto utilizzato come “fotografo” volante di amiche che volevano giustamente
ricordare quei giorni in uno scatto.
Ho anche vissuto con
imbarazzo critico l’assenza totale dell’intervento di un uomo, almeno uno (
tranne il saluto del Sindaco ) che parlasse del piacere e dell’interesse di
essere lì e della grande potenzialità umana e politica di una nuova
collaborazione fra movimento delle donne e uomini in cambiamento che pur
esistono in Italia, da anni, in molte città, in piccoli gruppi o in alcune
associazioni nazionali ( fra gli altri: Il Cerchio degli Uomini di Torino,
Uomini in Cammino di Pinerolo, Gruppo Uomini di Viareggio, Gruppo Uomini di
Verona, Uomini in Gioco di Bari, Maschile Plurale di Bologna, di Roma e di
Napoli, Non più Sole di Modica, L’Associazione nazionale MaschilePlurale, la
Rete italiana di Uomini Clienti con l’Associazione Le Ragazze di Benin City
di Aosta). Sono stato molto tentato di provare a parlare ma ho deciso che
la mia individualità non avrebbe espresso alcuna rappresentatività maschile e
avrebbe rischiato di diventare una sorte di “esibizione”.
Ma apparte i gruppi e le
associazioni esistenti di uomini, di cui ho anche fatto parte attiva negli
ultimi anni, sono convinto che sia proprio ora ( e Se non ora quando uomini
italiani ? ) che il maggior numero possibile di Uomini Italiani di ogni età,
origine, storia, formazione, città, si sveglino, si confrontino, in
contemporanea, in parallelo, in momenti di autonomia e di collaborazione,
provino a cambiare da soli e assieme, nella vita e nel lavoro, nella politica e
nell’associazionismo, assieme fra loro e assieme alle donne, proprio come stanno
facendo centinaia di migliaia di donne italiane in questo nuovo movimento
trasversale apertissimo ma anche decisissimo e molto chiaro per alcuni principi,
idee, proposte e capacità di azione. Ho seguito con molto
interesse l’inizio di questo nuovo protagonismo femminile a partire dalla prima
serata romana all’Accademia di Danza con la proposta dello spettacolo “Libere”
scritto e diretto dalle sorelle Comencini e recitato da due attrici diverse come
la Aragonese e la Savino. Quella sera di circa un anno fa eravamo almeno 500
persone, molte donne ma anche molti uomini ad assistere allo spettacolo teatrale
e poi al primo dibattito in cui si iniziava a ipotizzare un risveglio nuovo
delle donne italiane che collegasse la storia del Femminismo al presente di
donne diverse e capaci i dialogare, fare rete, impegnarsi per reagire e provare
a scuotere e cambiare un’Italia al collasso mentale prima ancora che sociale
politico ed economico. Ho seguito la nascita della pagina FaceBook e poi
l’organizzazione del 13 febbraio, dove sono andato, e poi ancora di Siena. Mi
pare, pur da uomo, che veramente questo nuovo movimento abbia la forza e
l’originalità di coinvolgere molte più donne di prima, di quei gruppi movimenti
di quarant’anni fa e di altri periodi. E sento, da uomo che da altrettanti anni
prova a cambiare se stesso con tutte le difficoltà e contraddizioni nel
difficile cambiamento generale della società, che i gruppi e le associazioni di
uomini esistenti che da tanti anni ormai si impegnano in modi diversi a cambiare
le loro vite maschili, le loro coscienze, i pensieri, le abitudini, le relazioni
individuali e familiari e sociali, sono troppo chiusi in sé, troppo
auto-concentrati, troppo isolati, troppo elitari come in parte lo erano alcuni
gruppi di femministe storiche.
Mi sono chiesto più volte
come vivrebbe e sarebbe oggi un mio figlio maschio trentenne: ho solo una figlia
di cui sono più che orgoglioso e sono sempre più convito dell’importanza e della
grande difficoltà di sperimentare un nuova educazione alla Maschilità, oggi
pressoché inesistente con molti genitori in crisi per le crisi dei propri figli
adolescenti o giovani adulti. Ma adesso,
se non ora quando, anche noi Uomini in quanto tali in quanto maschi di ogni età,
in quanto persone comuni ovunque siamo, in quanto mariti o compagni di vita, in
quanto padri, figli, fratelli, in quanto impiegati, operai, intellettuali,
politici, giornalisti, insegnanti, artisti, possiamo e dobbiamo provare a
cambiare, in un’Italia e in un mondo in subbuglio, con grandi rischi e paure ma
anche con grandi energie che si stanno esprimendo in ogni paese e cultura.
Se non ora quando Uomini
Italiani, assieme fra noi e assieme alle donne, con il rispetto reciproco ma
anche con la forza della collaborazione, sulla base di confronti sinceri,
critiche, analisi e possibili proposte anche comuni. Potrebbe nascere una rete
italiana di SNOQ-U, uomini in una rete aperta, attiva, presente nelle diverse
città, collegata da idee e proposte, alcune proprie e specifiche altre assieme
alla rete delle donne, per arricchire e rafforzare l’Onda lunga che in Italia
sta finalmente iniziando a modificare la situazione generale del Paese.
Le analisi fatte a Siena, ed
anche prima, dalle donne del nuovo movimento facevano capire bene come non sia
più sufficiente aspettare pur attivamente le nuove elezioni politiche sperando
in un nuovo Governo di Centro Sinistra più o medo discreto. C’è bisogno di
cambiamenti profondi culturali, comportamentali, sociali, politici ed economici,
che attraversino tutti i Partiti e i Movimenti, in sintonia con un mondo che
travolge dittature consolidate, rompe schemi, collega donne e giovani
dell’Africa , dell’America latina, dell’Europa, della Cina, degli Stati Uniti.
Un mondo che non aspetta “semplicemente” di superare la crisi finanziare
rilanciando un nuova “Crescita Economica” come se fossimo negli anni Trenta o
Sessanta o Ottanta. Le crisi ambientali, sociali, economiche richiedono ben
altro e soprattutto i giovani e le donne lo stanno capendo più e meglio di
milioni di Dirigenti Uomini al potere in tutto il mondo.
Se non ora quando, uomini
italiani : proviamoci anche noi a cambiare e far cambiare, partecipando e
ritrovando nuove e diverse energie maschili da scoprire o reinventare.
Gianguido PAGI Palumbo
Adesso, a fine giugno, dopo le Elezioni, dopo i
Referendum, con un Governo in crisi verticale e
un Premier finito, l’Italia deve affrontare la
nuova Finanziaria che permetta di rimanere in
Europa, di migliorare i conti pubblici, di non
peggiorare la vita dei cittadini. Si parla di
nuovi tagli alla spesa pubblica in 3 anni fra i
40 e i 60 miliardi e si discute come fare. Nel
frattempo il Governatore della Banca d’Italia
Draghi è stato promosso dall’Europa a Direttore
della Banca Centrale Europea, dopo aver
presentato una relazione finale annuale
all’Italia poche settimane fa. In questa
situazione si discute sempre di più
anche di Immigrati, di diritti, doveri,
di politiche relative.
Ma
finalmente esce un nuovo studio, un libro di Nunzia Penelope SOLDI RUBATI
ed. Ponte alle Grazie 2011,
in cui si evidenzia il mare di illegalità economica dell’Italia come problema
fondamentale da affrontare per non risultare ipocriti e inefficaci in qualsiasi
azione di governo dell’Economia nazionale : ogni anno in Italia abbiamo 160
miliardi di Evasione fiscale, 60 miliardi spesi in Corruzione, 350 miliardi di
giro d’affari dell’Economia Sommersa ( di fatto illegale ), più di 100 miliardi
incassati dalle Criminalità Organizzate, oltre
a 500 miliardi collocati illegalmente all’estero in Paradisi Fiscali, nascosti
al fisco ed all’economia italiana. E discutiamo ancora correttamente e
rispettosamente con il Ministro dell’Economia e con il Governo tutto di quanto e
come tagliare spesa pubblica in 3 anni per un totale di circa 50 miliardi ? E
discutiamo ancora di come modificare le tasse e se tassare le rendite
finanziarie ? E discutiamo ancora di come andare avanti quando la vicenda della
P4 e di Bisignani svela per l’ennesima volta come va avanti la Società,
l’Economia, la Politica Italiana, usando di fatto milioni e miliardi di soldi
pubblici per corrompere per pagare percentuali per premiare clan e famiglie e
partiti composti da ignoranti e disonesti e incompetenti professionalmente ?
E in questa
Bella Italia cosa fanno gli Stranieri e gli Immigrati in attesa di essere
respinti, accolti, integrati o separati ?
Nel 2010 i
Carabinieri del CTL comando tutela del lavoro hanno svolto indagini a campione
in tutta Italia per verificare lo stato di legalità delle aziende di vari
settori : 22.000 imprese. Quasi la metà erano irregolari, 300 erano
completamente in “nero” e molte delle irregolari nel Nord. Moltissimi lavoratori
coinvolti in condizioni irregolari erano stranieri. Un caso “nuovo” di
irregolarità in un settore tradizionale del Nordissimo, in Trentino, che
racconta purtroppo molto bene l’Italia attuale che deve cambiare e al più
presto, è quello relativo alla produzione di Porfido, le pietre squadrate usate
ancora molto nelle città italiane per fare strade o pavimentazioni. In una valle
del Trentino c’è proprio una miniera con 100 cave che fruttano circa 220 milioni
di euro all’anno. In totale vi lavorano 1000 persone di cui 600 stranieri che
spaccano la roccia ore ed ore al giorno con qualsiasi tempo. Ma la catena
produttiva prevede oggi più di un passaggio di subappalto con sfruttamento
ottocentesco del lavoro illegale a cottimo, a ore, e spesso pagato poco e male.
Un ‘altro
caso ha riguardato il Veneto dove un altro settore “moderno” del terziario
“avanzato” ha svelato un’altra catena di irregolarità e sfruttamento : la
Pubblicità. Una Società veneta di Marketing e Pubblicità
garantiva chiavi in mano lo studio dell’evento o del prodotto da
pubblicizzare, la realizzazione dei cartelloni stradali e la distribuzione dei
volantini da collocare sui vetri delle auto e nei portoni della case. L’ultima
fase del lavoro, la distribuzione dei volantini, era svolta non dai soliti
studenti universitari in carca di qualche soldo per alcune ore alla settimana,
ma da una piccola Società di servizi vari gestita da un Indiano che a sua volta
utilizzava decine di altri stranieri a cottimo che però venivano controllati da
un nuovo sistema satellitare ad personam che indossato dal distributore di
volantini permetteva di controllare sul computer centrale dell’Indiano gli
spostamenti reali in città e i tempi di lavoro.
Due
settori, due regioni del Nord, due modalità di lavoro in nero, di
supersfruttamento, in cui i titolari e i capitali principali dell’attività
imprenditoriale erano italianissimi.
E non
ricordo qui tutto il resto dell’Economia Italiana in ogni regione del Paese :
l’Edilizia, l’Agricoltura, parte del Manifatturiero, la Ristorazione e
l’Alberghiero, l’Assistenza Familiare,
basati per una forte percentuale su lavoratori stranieri senza contratti,
in “nero”, senza contributi, senza sicurezze sul lavoro, con molti ricatti e
paure nelle stesse ore di lavoro e quindi insicurezza e scarsa qualità di
svolgimento. I guadagni, i profitti di migliaia di imprese in quei settori sono
basate sull’illegalità.
Questa è la
fotografia di buona parte dell’Economia Italiana che potremmo definire
“bianco-grigia” rispetto all’Economia “grigia” ed a quella “nera” e quella
direttamente “criminale” ( il pizzo
nel commercio, le droghe, le armi, le prostitute, i rifiuti, …..). Economie
miste che le Criminalità Organizzate nazionali gestiscono con giri di affari (
soldi che arrivano da “clienti” italiani , da tasche e famiglie italiane ) per
un totale di oltre 100 miliardi di euro all’anno.
Criminalità che sappiamo tutti quanti soldi ogni anni riciclano nella
finanza, nelle Economie apparentemente “bianche” e legali creando ibridi
dannosissimi tranne che alla Popolazione Italiana onesta.
Questa è
l’Italia di oggi, non solo la FIAT, ARMANI, le COOP, la FERRARI, l’ENI etc… le
cui miriadi di attività di subappalti andrebbero comunque analizzate molto
attentamente per capire quanto sino innocenti e pulite e “bianche”.
Se questa è
la verità come si fa a svolgere una relazione annuale ed anche di saluto della
Banca d’Italia il 31 maggio scorso, analizzano il Paese senza analizzare queste
realtà , questi enormi anomalie proprie dell’economia nazionale rispetto a Paesi
fratelli europei, e proponendo una gerarchia di problemi e soluzioni che di
fronte ai dati reali della società italiana contemporanea risultano come minimo
“insufficienti”, “inefficaci”, “omertosi” ? La relazione contiene solamente
alcuni accenni alla necessità di alcuni riequilibri socioeconomici che hanno
provocato un giudizio eccessivamente positivo e generoso da parte di molti
dirigenti politici e sindacali. La più chiara ed importante è quella di pagina 6
“ il fatto inaccettabile che i guadagni
spettino ai privati e le perdite alla collettività”. E quella finale a
pagina 19 : “ Occorre sconfiggere gli
interessi corporativi che in più modi opprimano il Paese”. Draghi,
sicuramente è un “dirigente” italiano di alto livello rispetto all’attuale
ministro Tremonti ed a molti altri colleghi o dirigenti politici ma non basta.
La sua relazione ripropone da una parte schemi analitico interpretativi
della società italiana, all’interno di quella mondiale, fermi di decenni e la
sua potrebbe essere una relazione di 5, 10, 15 anni fa, dato che non vi è alcun
accenno significativo ai processi contemporanei della mondializzazione, dei suoi
componenti tecnologici, geopolitici, socioculturali né alle teorie ormai più che
diffuse e discusse sulla crisi della “crescita” economica come unico valore e
indicatore nazionale ( senza bisogno di sposare tesi radicali anticrescita ).
Pochi giorni fa il Prof Livi Bacci , senatore del PD riformista moderato,
intervistato dal Manifesto analizzava l’andamento della Popolazione nel mondo e
in Italia e lui stesso metteva in crisi il concetto classico di “Crescita”
economica di un Paese. Altri economisti riformisti sull’Unità dei giorni scorsi
scrivevano articoli critici sul
“rigorismo” europeo tradizionale inadeguato ad affrontare le crisi
contemporanee. Nella relazione Draghi la “produttività” del lavoro sembra
basarsi sempre e ancora sul mondo manifatturiero quando il mondo è sempre più
basato sulla “produzione” di servizi immateriali con tassi di efficienza e di
costi ore lavorate decisamente anomali rispetto alla tradizione industriale otto
e novecentesca. L’insieme delle analisi e
dei suggerimenti appare così molto datato e quasi scontato pur migliore e
diverso dalle elaborazioni degli attuali governanti del Centro Destra nostrano :
ma non possiamo accontentarci di ciò
di fronte al declino economico sociale culturale e politico di un paese come il
nostro. La relazione di Draghi, e la
reazione complessivamente positiva del mondo politico e sociale di Centro
Sinistra, temo rispecchi proprio il
livello della mediocrità delle classi dirigenti italiane in ogni settore. Il
fatto che Draghi sia stato chiamato quasi all’unanimità a dirigere la Banca
Europea da altri dirigenti tedeschi, francesi, inglesi, spagnoli … temo ancora
che rifletta il basso livello delle classi dirigenti europee a confronto con
quello attuale degli USA e della Cina, dove la qualità del dibattito ed anche
delle critiche e delle sfide sulla crisi economica mondiale è superiore al
nostro. L’Europa in fatti non sta dando dimostrazioni di alti livelli
qualitativi e decisionali nell’affrontare le proprie crisi identitarie,
economiche, politiche e internazionali. Draghi sarà un buon responsabile della
Banca Europea, ma credo non all’altezza delle sfide mondiali che aspettano o non
aspettano l’Economia Comunitaria nell’economia mondiale vorticosamente dinamica
ed in strettissima relazione con i sommovimenti sociopolitici sia del mondo
Arabo che di altri mondi, quello latino americano, quello asiatico. Cosa
scrivevano gli analisti alla Draghi ( del FMI o delle Banche mondiali ) delle
situazioni economiche sociali e politiche della Tunisia e dell’Egitto prima
delle rivoluzioni ? Avevano capito o intuito qualcosa di ciò che stava per
succedere al di là dei numeri, dei dati, del PIL, della Crescita ? Cosa
propongono adesso per la Grecia in crisi verticale ? Tagli, tagli, tagli ? Ma
come è possibile pagare, ascoltare, credere ancora a decine di dirigenti
economici di mezzo mondo cresciuti con teorie studi e formazione culturale di 40
anni fa e con una coscienza leggermente schizofrenica ?
Si continuano ad invitare a convegni Paul
Krugman, Amartya Sen, Jeremy Rifkin ed altri economisti di livello mondiale ed
ancora prima si citano le analisi critiche al Capitalismo Selvaggio del
finanziare George Soros , per poi far finta di niente, delle loro riflessioni,
delle loro proposte innovative che da anni aggiornano lo stesso pensiero
socioeconomico liberale e quindi stimolano il quadro politico internazionale.
L’Italia che sta riemergendo, risorgendo negli ultimi mesi con le Elezioni Comunali e con i Referendum, esprime e libera finalmente energie, bisogni, creatività, intelligenza, disponibilità all’impegno ed al lavoro che meriterebbero ben altre analisi e proposte per rilanciare non tanto genericamente e tradizionalmente la “Crescita” ma una intera società, con possibilità di recupero di grandi quantità di denaro pubblico dall’evasione e dalla legalità, di riorganizzazione delle tassazioni, di riorganizzazione del lavoro pubblico, di investimenti in ricerca e istruzione e cultura, di valorizzazione di giovani, donne ed anche anziani, accanto ad una nuova, civile e innovativa riscoperta della multi etnicità storica e recente che dia senso e ruolo ai milioni di nuovi italiani stranieri. E’ possibile, è necessario, sarà entusiasmante solo se l’obiettivo NON sarà banalmente la “crescita” economica tal quale, ma la “rinascita” orgogliosa di un popolo intero. L’Italia nel 1860 non si sarebbe unita se ci fosse stato solamente il pur bravo Cavour, super citato da Draghi nella relazione: senza Garibaldi non sarebbe successo nulla. La collaborazione difficile fra Cavour e Garibaldi permise la nascita dello Stato Unitario, problematico quanto si vuole. Oggi dobbiamo ricordare la necessità e l’attualità di tutte e due figure portanti dell’Italia unita e non solo una delle due. W l’Italia che rinasce, che matura e non solo che cresce senza senso.
Ultima pagina dal mio libro NOITALIANI, scritta a fine agosto del 2010.
"Spero che nel 2011 si concretizzi una bella coincidenza storica per l’Italia : la celebrazione dei suoi primi 150 anni di vita e un nuovo “Risorgimento”, una “Rinascita”, lenta ma decisa ed evidente, perché NOITALIANI ( uomini e donne, bambini, giovani adulti e anziani, italiani e stranieri o nuovi italiani, settentrionali, centrali, meridionali e isolani), o almeno una buona parte di NOI e credo almeno una buona metà, non possiamo più continuare a “resistere, resistere, resistere” e siamo pronti a “fare, fare, fare” un’Italia migliore, sulla base di alcuni grandi principi e valori, antichi e moderni, adatti al periodo che viviamo ed in particolare in sintonia con una nuova coscienza planetaria, di relazioni e cooperazioni internazionali, per un mondo migliore. È un sogno che nasce dal bisogno: non ne possiamo più e non possiamo più continuare a discutere con chi, singoli e gruppi, partiti e clan, ha ulteriormente sfruttato e rovinato questo Paese, economicamente, socialmente e soprattutto culturalmente e moralmente. Siamo stanchi ma pieni di energie nascoste pronte a mettersi in moto a buoni segnali di rinascita vera, chiara e sincera. E’ possibile una rinascita italiana “autarchica”, tutta chiusa fra le Alpi e il Mare, o ancor peggio autoridotta alle sponde di un solo fiume, il Po’( che così appare proprio onomatopeicamente e grammaticalmente la contrazione di “Poco”), resasi Isola da Penisola in relazione al continente Europa ed ancor più lontana dagli altri continenti in subbuglio ? E’ possibile invece rinascere come Paese, valorizzando e recuperando alcune caratteristiche positive persistenti, senza isolarsi con uno stupido orgoglio ed anzi puntando proprio sul rilancio della condivisione internazionale dei problemi e sull’offerta delle proprie capacità acquisite storicamente ? Da Italiani nel Mondo a Italiani del Mondo."
NOITALIANI ed. Infinito 2010 acquistabile anche on line www.infinitoedizioni.it
Roma 6 aprile 2011
Il DNA del Popolo Italiano
Dal
punto di vista genetico non esiste il “Popolo Italiano” : Alberto Piazza,
genetista dell'Univ. di Torino, precisa :
"La
differenza dei DNA fra due italiani può essere uguale a quella che c'è fra
un italiano ed un asiatico. Essere Italiani ha un senso solo considerando che
abbiamo una storia e una cultura italiana derivata da tante altre culture che a
loro volta hanno determinato differenze genetiche e non viceversa. Gli studi più
recenti sui gruppi sanguigni indicano che non c'è un solo gruppo di antenati
degli "italiani".
Piuttosto sono diversi i popoli che hanno vissuto a lungo sulla Penisola e sono
i veri responsabili della distribuzione dei geni nei nostri DNA : i Fenici, i
Greci, gli antichi Liguri, gli Osco-Piceni, gli Etruschi, i Sardi, i Celti, i
Veneti, gli Albanesi, gli Arabi, i Normanni. Di recente si è scoperta l'origine
medio orientale degli Etruschi nell'antica Anatolia. Altri popoli non hanno
lasciato la loro firma genetica in Italia perché appartenevano ad un gruppo
troppo ristretto, come i Latini, da cui poi discesero i Romani. Altri ancora non
hanno lasciato tracce sensibili perché sono stati troppo poco tempo nella nostra
penisola, come gli Austriaci o gli Spagnoli.
E'
in corso comunque una vasta ricerca denominata “Progetto
Genoma Italia” : partendo dal DNA di individui i cui cognomi sono ricorrenti
fra gli abitanti di ogni provincia italiana, di propone di arrivare ad una
mappatura del genoma attuale degli Italiani residenti ( 60 milioni di persone di
cui quasi 5 milioni provenienti da quasi tutto il resto del mondo ).
Roma 9 marzo 2011
“Gli Stranieri sanno
che la patria non è solo un’entità reperibile su una carta geografica, ma un
intreccio di esperienze, come l’amore. Chi è uscito per una volta da questo
intreccio di esperienze cercherà invano di tornare a chi o a che cosa amava: non
trova più una patria né un’amante ma uno Stato, o una persona che nel frattempo
si è ingrassata o ha sposato qualcun altro. Gli Stranieri lo sanno.”
( pag 31 )
“Il Questore dava segni evidenti di
nervosismo perché in quegli anni ognuno voleva un Permesso di Soggiorno. Alla
fine tutti lo ottenevano ma a quel punto i Profughi capivano che il Permesso di
Soggiorno italiano non dava ancora il permesso di vivere. Neanche gli italiani
per lo più avevano il permesso di vivere benché all’atto stesso della nascita
diventassero cittadini con pieni diritti.” (
pag. 130-1)
“ Tutti comprendevano
che nessuno poteva davvero sentirsi a casa ormai in questo mondo.”
( pag. 133)
“ Gli stranieri
tengono moltissimo agli accenti ( scritti nelle lingue originarie )….Si vede che
non hanno più nulla ormai anzi si sono accorti che senza i loro accenti ( ben
segnati ) non sono più quelli che erano prima quando ancora ce li avevano. ….L’accento
fa parte delle loro identità ed hanno paura di perderla.”( pag.185 )
“I profughi si
comportano come se sapessero ciò che vogliono. Credono di potere ancora
determinare il loro destino…..Questa gente non ha più niente da perdere se non
la propria identità….. Questi Stranieri diventano particolarmente nervosi non
appena capiscono che né il loro nome ne la loro identità hanno più un
significato per il mondo. Che a contare è ormai solo il numero della cartella
personale solo le impronte digitali. Sono in molti a non accettare questa
situazione. Ce ne sono molti che non capiscono perché prendono le loro impronte
digitali come se fossero dei criminali, se in fondo sono dei profughi che hanno
lasciato la loro patria per questioni di coscienza. E’ probabile che sia
colpevole allora l’umanità intera, tutti nessuno escluso e se tutta l’umanità
fosse colpevole bisognerebbe prendere le impronte digitali a tutta l’umanità”
( pag. 193-4 )
“Chi ha scelto
l’esilio serba a lungo l’illusione di avere il sostegno di una patria ed anzi di
beneficiare di una sorta di solidarietà nel Paese straniero in cui si trova. Ma
un giorno si sveglia e si accorge di essere completamente solo : è una presa di
coscienza pericolosa. La patria abbandonata volontariamente ha smesso per sempre
di essere la sua patria perché andandosene l’esule non ha semplicemente varcato
un confine ma è uscito da una comunità spirituale di propria volontà. E il mondo
in cui è arrivato non lo accetterà mai veramente.” ( pag. 230 )
“I profughi, gli
esiliati, i displaced persons, sono i profeti tormentati di una civiltà in
decadenza coloro che ad un tratto comprendono di essere i soli, oggi come un
tempo, a poter indicare una direzione”
( pag. 252)
“ Un giorno bisogna spogliarsi anche
della menzogna legata all’identità che ci siamo portati dietro dalla nostra
patria. Nel farlo proveremo un grande sollievo ma in quella completa nudità, in
quell’impudicizia avvertiamo poi un che di spaventoso. Un giorno sentiremo che
la nostra identità vacilla inizia a sgretolarsi e un tale stato di
dissociazione, il disgregarsi dell’identità è oggi un sintomo diffuso: milioni e
milioni di persone lo vivono ogni giorno in ogni parte del mondo.
Arriviamo con in tasca alcune carte sospette, qualche timbro sulla pelle
o sui documenti, delle impronte digitali, diamo un’occhiata in giro, nel nuovo
continente, cominciamo a sistemarci, affittiamo stanze, ci inseriamo nel nuovo
paese, acquisiamo un nuovo nome o soprannome, familiarizziamo con i sapori delle
nuove pietanze, impariamo a salutare e a parlare in modo diverso con lingue
diverse, insomma partecipiamo alla
vita di un paese straniero e nel frattempo di notte da soli o fra estranei,
veniamo presi da uno sgomento tale da esser costretti a chiuderci la bocca con
la mano perché abbiamo paura di crepare di terrore perché capiamo che la nostra
identità, tutto ciò che credevamo di essere si sta dissolvendo e allo stesso
tempo che l’altra identità, la prima, ciò che eravamo nel
nostro paese, per quanto fasulla e presa in prestito, faceva parte di
noi. Questo processo di spoliazione dura a lungo ed alla fine si è nudi.
Abbiamo nuovi documenti forse un biglietto da visita ma si tratta soltanto di
un’ulteriore nudità. Così perdiamo la nostra identità goccia a goccia come se
stessimo morendo dissanguati in un deserto. Non esistono possibilità di fuga.
Cerchiamo di essere buoni patrioti nel nuovo paese, più patrioti di coloro che
in quel paese vivono da generazioni, sventoliamo le bandiere, agitiamo i
documenti che testimoniano la nuova cittadinanza, alcuni di noi votano persino,
e durante le elezioni nel nuovo paese facciamo propaganda come se avessimo
chissà quale legame con quanto accade nel paese straniero come se ci avessero
davvero accettati e non fossimo solamente sopportati. E intanto siamo sempre più
nudi e sempre più apolidi.” ( pag 283-4 )
“ Quando si lascia una patria si lasciano tutte le patrie possibili. Nessun documento rilasciato da qualsiasi paese del mondo può servire: possiamo essere cittadini, contribuenti, lavoratori… ma non saremo più davvero noi stessi, non avremo più un’identità.” ( pag 285-7 )
(
citazioni da “Il sangue di San Gennaro”
1957 di Sandor Marai ed. Adelphi 2010 )
Il pessimismo dell’ungherese Marai esiliato in Italia a Napoli dal 1948 al 1952, è ancora valido, esprime momenti di grandi e drammatiche verità oppure oggi gli esili e le migrazioni vivono condizioni diverse e nuove possibilità di convivenza e mescolanza ?
Da La Repubblica del 5 maggio 2009
Il volto dell'antenato : Ricostruite da un artista esperto di medicina legale le sembianze di un uomo vissuto 35 mila anni fa. I tratti sono già simili ai nostri. di SARA FICOCELLI Gli europei di 35mila anni fa
non erano bellissimi ma avevano un volto simile al nostro: occhi
grandi, labbra carnose, zigomi alti. La ricostruzione facciale del
nostro antenato è stata fatta da un esperto, l'artista forense
Richard Neave, che partendo da una calotta cranica e una mandibola
ritrovati nelle foreste dei Carpazi è riuscito a dare una forma a un
pezzo di Storia. Non sappiamo se le ossa appartenessero a un maschio
o a una femmina, quel che è sicuro è che questo essere umano abitava
le foreste dell'attuale Romania 35mila anni fa. I resti sono stati
trovati fra il 2002 e il 2003 nella caverna di Pestera cu Oase,
usata dagli orsi per andare in letargo, e gli esperti hanno capito
subito di trovarsi di fronte a un parente degli ominidi africani.
Questa una delle ragioni per cui, nella ricostruzione, alla pelle è
stata data una colorazione olivastra, con il naso schiacciato e
largo alla base, caratteristico dei primi uomini comparsi in Africa.
___________________________________________________________________________ OBAMA E L'ITALIA Obama a Berlino il 25 luglio 2008 - FotoPAGI Nelson Mandela 5 novembre 2008 “Dopo la vittoria di Obama ogni persona, in qualunque paese, potrà sognare di cambiare il mondo affinché diventi un pianeta migliore” ______________________________________________________
Roma 25 gennaio 2009
Per un discorso di un possibile nuovo Presidente della Repubblica Italiano ( e/o Primo M. ). ( sulla base del Discorso del Presidente Obama del 20.1.09 ) a cura di Gianguido PAGI Palumbo
Oggi mi trovo di fronte a voi, umile per il
compito che mi aspetta, grato per la fiducia che mi avete accordato,
cosciente dei sacrifici compiuti dagli Italiani lungo la storia del
nostro Paese fin dalla sua nascita. Il nostro Paese è coinvolto in un impegno internazionale contro una rete di violenza e di odio che arriva lontano. La nostra economia si è fortemente indebolita, conseguenza della grettezza e dell'irresponsabilità di alcuni, ma anche della nostra collettiva incapacità di compiere scelte difficili e prepararci ad una nuova epoca. C'è chi non ha casa o la sta perdendo. Sono
stati cancellati migliaia di posti di lavoro e troppi sono precari o
lavorano in nero. Imprese sono sparite. La Criminalità Organizzata è
arrivata ad un insopportabile grado di potenza economica e controllo
territoriale. L’illegalità e la corruzione sono giunte ad un livello
insopportabile e dannoso strutturalmente. Le nostre scuole e le
nostre università sono assolutamente vecchie e inadeguate. Il nostro
servizio sanitario è troppo costoso e spesso inefficiente. E ogni
giorno porta nuove prove del fatto che il modo in cui usiamo le
risorse energetiche minaccia il nostro pianeta quando invece le
nostre potenzialità naturali climatiche ci permetterebbero di essere
all’avanguardia per lo sfruttamento delle energie rinnovabili. della protezione di interessi ristretti e del rinvio di decisioni spiacevoli. A partire da oggi, dobbiamo reagire, scrollarci sfiducia e
pessimismo e ricominciare il lavoro della rinascita dell’Italia che
amiamo. La domanda che formuliamo oggi non è se il nostro Governo sia troppo grande o troppo piccolo, ma se funzioni o meno - se aiuti le famiglie a trovare un lavoro decentemente pagato, cure accessibili, una pensione degna. Laddove la risposta sia positiva, noi intendiamo andare avanti. Dove sia negativa, metteremo fine a quelle politiche. E coloro che gestiscono i soldi della
collettività saranno chiamati a risponderne, affinché spendano in
modo saggio, riformino le cattive abitudini, e facciano i loro
affari alla luce del sole - perché solo allora potremo restaurare la
vitale fiducia tra il popolo e il suo governo. E a coloro che cercano di raggiungere i propri
obiettivi creando terrore e massacrando gli innocenti, noi diciamo
adesso che il nostro spirito è più forte e non può essere infranto.
Voi non ci sopravviverete, e noi vi sconfiggeremo tutti insieme. Noi non possiamo far altro che avere fiducia
che le incomprensioni, i nuovi razzismi passeranno, che i localismi
saranno superati, che il mondo si è rimpicciolito e la nostra comune
umanità dovrà riscoprire se stessa e l’Italia deve giocare il suo
ruolo nel far entrare il mondo in una nuova era di pace. A quelli che arrivano al potere attraverso la
corruzione e la disonestà e mettendo a tacere il dissenso, sappiate
che siete dalla parte sbagliata della Storia; ma che siamo pronti a
riconoscere la vostra eventuale decisione di cambiare vita.
Perché il mondo è cambiato e noi dobbiamo
cambiare con esso.
Quel che ci viene chiesto è una nuova era di
responsabilità - il riconoscimento, da parte di ogni cittadino-a,
che abbiamo un dovere verso noi stessi, il nostro Paese, il mondo,
doveri che non dobbiamo accettare mugugnando ma abbracciare con
gioia, fermi nella consapevolezza che non c'è nulla di più
soddisfacente per lo spirito, così importante per la definizione del
carattere, che darsi completamente per una causa difficile.
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Foto e testi di Gianguido PAGI
Palumbo
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